Un anno fa, Damien Hirst chiese a 10 mila suoi acquirenti di scegliere fra opera fisica ed Nft. Oggi ha annunciato che brucerà le copie di chi ha optato per il digitale.
Damien Hirst è pronto a bruciare quasi 5 mila sue opere. Il 57enne artista di Bristol aveva annunciato nel luglio 2021 The Currency, un progetto annuale che chiedeva a 10 mila acquirenti dei suoi disegni se preferissero un quadro su carta o la sua versione Nft, dando loro un anno di tempo per decidere. Il 9 settembre, tutti coloro che hanno optato per la versione digitale potranno vedere la controparte fisica andare in fumo. Più del 48 per cento ha scelto il token. Il falò artistico avrà luogo nel museo privato di Hirst, la Newport Street Gallery.
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Già protagonista di iniziative sorprendenti, Damien Hirst ha deciso di stupire ancora una volta. E non poteva farlo senza coinvolgere gli Nft (Non fungible token) che stanno conquistando il mondo dell’arte (alcuni parlano di una bolla). La genesi del progetto, dal titolo The Currency, risale al luglio 2021, quando l’artista unì 10 mila opere a olio su carta realizzate fra il 2016 e il 2019 in un’unica collezione. A ciascun dipinto ha affiancata la versione digitale in Nft, che ogni collezionista ha ricevuto automaticamente all’acquisto. Il tutto però con la presenza di una particolare postilla. Entro un anno, ognuno avrebbe dovuto decidere quale delle due versioni conservare. Allo scadere dei 365 giorni, 4851 collezionisti hanno optato per l’Nft, 5149 per la copia fisica.
The year is over boom ? that was quick! and we have all had to decide: NFT or physical? The final numbers are: 5,149 physicals and 4,851 NFTs (meaning I will have to burn 4,851 corresponding physical Tenders). pic.twitter.com/xCUJ0gviZ0
— Damien Hirst (@hirst_official) July 27, 2022
Damien Hirst ha oggi confermato che intende dare alle fiamme le versioni fisiche di chi ha scelto l’Nft. E lo farà dal 9 settembre nel suo personale museo, la Newport Street Gallery, in occasione di una mostra dal titolo omonimo, The Currency. «Le opere verranno date alle fiamme a un’ora specifica ogni giorno durante lo svolgimento dello spettacolo», ha spiegato l’artista in una nota ufficiale. «I dettagli saranno comunicati per tempo». Il tutto si concluderà poi a ottobre durante la Frieze Week, fiera dell’arte contemporanea di Londra. «Questo progetto esplora i confini dell’arte e della valuta», ha dichiarato Hirst al The Art Newspaper. «Spesso l’arte diviene valuta e viceversa. Non per niente i governi la utilizzano su monete e banconote».
Le opere di Damien Hirst hanno raggiunto prezzi record. Nel 2007 For the Love of God, un calco di teschio umano tempestato da più di 8 mila diamanti, fu venduto per 100 milioni di dollari a una società di cui faceva parte egli stesso. L’anno successivo invece guadagnò oltre 200 milioni di dollari grazie alla vendita, tramite la casa d’aste Sotheby’s, di 218 opere conservate direttamente nel suo studio. Singolare poi il caso di L’Isoleucine T-Butyl Ester, uno dei più celebri dipinti maculati dell’artista. Dal valore di 30 mila dollari, nel 2020 venne tagliata in 88 pezzi uguali che il gruppo americano MSCHF ha venduto per un totale di 172 mila dollari. Disponibili sul sito della società, finirono sold out in appena 38 secondi.
Damien Hirst non è l’unico ad aver distrutto le proprie opere. Memorabile nel 2018 la distruzione della celebre bambina con palloncino rosso di Bansky. Lo stesso artista ha rivendicato l’azione sul suo profilo Instagram come parte di una performance. Nel 2019 invece ad Art Basel David Datuna mangiò letteralmente Comedian di Cattelan, la famosa banana attaccata a una parete con nastro adesivo valutata 120 mila dollari.
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